
I - Burgess Park
Burgess Park: isola verde in mezzo a grandi arterie di traffico. Non ci si aspetterebbe di trovarlo dov'è, Burgess Park: tra giovani afroamericani in divisa verde da scuola, e Musulmani che vendono carne Halal; tra polli che ruotano sullo spiedo in negozietti profondi e stretti, e Maghrebini nei barber shop che sagomano le fronti ai clienti; e infine enormi ipermercati nel bel mezzo di quartieri sovrappopolati.
Burgess Park: un attimo di respiro da tutto questo.
Persone provenienti dalle nazioni più diverse si prendono un momento di riposo a Burgess Park.
A soli pochi metri si riversa un brulichio di automobili, pedoni e camion che lanciano ai ciclisti messaggi automatizzati di pericolo.
Pochi metri fuori non esiste tregua.
Ma Burgess Park non abbraccia la frenesia della capitale. Al centro dei suoi montarozzi di terra verde e delle sue minute colline si rilassano stanchi cittadini. A soli tre o quattro metri dal suolo, agli occhi dei cittadini spossati quelle collinette sembrano sommità dall'altezza infinita: lontano da tutto. Sembra, agli spossati cittadini, che possano rimirare da lì la città intera.
La linea d'orizzonte è pulita e vasta. Non è brutto che si vedano i grattacieli di cui sono orgogliosi i Londinesi. Lo sguardo del cittadino anelante al riposo spazia libero e lontano: in direzione dell'azzurro.
Sopra una delle piccole colline che guardano l'infinito siede Moreno, immobile. Salito in cima a quel silenzioso rilievo fin dal primo mattino: dall'ora in cui il sole è divenuto abbastanza tiepido da riscaldare i visitatori; e Burgess Park vi ha ricevuto il suo primo ospite.
Moreno sgattaiola nel parco in quei minuti in cui tutti i parchi di Londra dischiudono i cancelli alle prime luci dell'alba; vaga un po' per i viottoli fin quando il sole non è abbastanza caldo da permettergli di stare fermo senza che si senta infreddolito.
Ed è allora che sale sulla collinetta.
La polizia di pattuglia apre i cancelli dei parchi all'alba, e al tramonto li richiude. Quella mattina la polizia di pattuglia si imbatte in Moreno. Il cancello di ferro non ha ancora terminato di aprirsi che Moreno è già dentro. La collega del vigilante più anziano è seduta in macchina perché non è ancora abbastanza sveglia, e così non si accorge di niente.
Moreno è come un'ombra ed è l'immagine di un'ombra ciò che lascia negli occhi dei vigilanti.
Ripensando a Burgess Park, qualche ora più tardi, l'ufficiale comunale che ha aperto i cancelli non riuscirà a ricordare se ha sognato o se ha visto davvero qualcosa. Finché, con un borbottio, cessa di spremersi le meningi. Già ha cominciato ad innervosirsi dei suoi dubbi. Volgendosi alla collega ora non più assonnata, le propone un pranzo in un fast food vicino.